La barzelletta di frate John accusato di lamentarsi ti farà ridere fino alle lacrime

La risata è una delle poche cose che ci rende inequivocabilmente umani — o quasi. Gli studi di neuroscienze mostrano che ridere attiva il sistema limbico, la parte del cervello legata alle emozioni, rilasciando dopamina e abbassando il cortisolo. In pratica, una buona barzelletta è farmaco a costo zero. Ma perché ridiamo? Principalmente per incongruenza cognitiva: il cervello si aspetta una cosa, ne riceve un’altra, e quella sorpresa si trasforma in risata. Anche alcuni animali ridono: gli scimpanzé emettono un suono simile durante il gioco, e persino i topi producono ultrasuoni in situazioni di svago. La risata, insomma, è antica. Già i Romani antichi avevano un senso dell’umorismo ben sviluppato, anche se i bersagli erano piuttosto diversi dai nostri: si rideva delle deformità fisiche, degli schiavi, degli stranieri e dei politici — una tradizione, quest’ultima, che non sembra tramontata del tutto.

La barzelletta del frate silenzioso

Un giorno frate John decise di ritirarsi nel Monastero del Silenzio. Il Superiore lo accolse con queste parole:

«Fratello, questo è un monastero silenzioso. Sei il benvenuto e puoi rimanerci finché vuoi, ma non devi parlare finché non sarò io a dartene il permesso.»

Frate John visse nel monastero per un anno intero, in perfetto silenzio, prima che il Superiore lo convocasse nel suo ufficio.

«Fratello, sei qui da un anno ormai. Ora puoi dire due parole

Frate John aprì la bocca per la prima volta in dodici mesi e disse: «Letto duro.»

«Mi dispiace sentirti dire ciò» rispose il Superiore. «Ti daremo subito un letto migliore.»

L’anno seguente, frate John fu nuovamente chiamato.

«Oggi puoi dire altre due parole, fratello.»

«Cibo freddo» disse frate John, secco come un crackers dimenticato in sacrestia.

Il Superiore annuì e promise che la cucina sarebbe migliorata.

Al suo terzo anniversario nel monastero, il Superiore convocò ancora una volta frate John nel suo ufficio.

«Puoi dire due parole, oggi.»

Frate John lo guardò dritto negli occhi e disse: «Vado via.»

Il Superiore sospirò e commentò:

«È meglio così. Da quando sei arrivato non hai fatto altro che lamentarti.»

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico si basa su una prospettiva rovesciata: il lettore segue la storia dal punto di vista di frate John, che soffre in silenzio per anni aspettando pazientemente il suo turno di parola. Quando finalmente si lamenta — con sei sole parole in tre anni — il Superiore lo accusa di essere un eterno brontolone. È l’assurdità della sproporzione a far scattare la risata: tre anni di privazioni riassunti in sei sillabe vengono liquidati come un’abitudine al mugugno. Chiunque abbia mai lavorato in un ufficio, vissuto in famiglia o semplicemente interagito con un essere umano riconosce immediatamente quella logica distorta — e ci ride su, un po’ amaramente.

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